Gli Sceicchi Arabi promettono lo scudetto entro il 2015!!!

“Per vincere dobbiamo investire. Per il 2012 abbiamo pronti 1 miliardo di investimenti, entro tre anni saranno 5 miliardi. Il nostro obiettivo è vincere lo scudetto entro tre anni dall´inizio del progetto. Ci saranno dei procacciatori per trovare finanziamenti e investirli nel calcio”.

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Fischi & Fiaschi…..e prìncipi

Non so perché ma da Mercoledì sera non faccio altro che pensare a Mark Twain ed un suo splendido racconto…Il Principe e il Povero.

Già perché questo è stato il confronto che ha dominato il gelido Meazza ancor più gelido dopo il triplice fischio del giovanissimo Guida che consegnava all’oblìo la stagione della corazzata Inter e, forse, alla fine di un incubo quella rosanero.
Certo che gliel’abbiamo fatta grossa a Moratti….otto gol in due partite, un allenatore fatto fuori e una disperata rimonta stoppata appunto da un povero che ha deciso di confrontarsi con un “Principe”.
Quest’ultimo correva tronfio per il prato ghiacciato del Meazza fiero di avere raccolto un passaggio di testa di…di chi ? Di un difensore avversario, depositando, anche un po’ steccatamente, la palla in rete per poi andare a mostrare il petto e la corona sotto una curva che poco prima si era messa le mani ai capelli per aver visto due maglie rosa danzare indisturbati sulla linea di porta della loro beneamata.
Il povero guardava da lontano il Principe osannato tre volte dal suo popolo, guardando i suoi vestiti un po’ logori come i suoi muscoli mentre dentro montava la domanda…”e questo sarebbe un Principe ?”
Il povero portò la riflessione con sé, “a bere un thè caldo” dicono i top commenter, ricordando a sé stesso lo Stadio da Luz e lo struggente applauso del saluto ad un povero che era stato costretto ad emigrare.
Bevuto un ricco the Il Principe, tornato in campo, rimirava ancora la sua chioma e il suo brillante abito nerazzuro che il povero, con la velocità e la destrezza che gli avevano insegnato da piccolo, presa la palla la squadra e una intera tifoseria sulle spalle, tagliava con fendente la curva inorridita spedendo la palla li dove le leggi della fisica stentano a capire ma ubbidiscono solo al genio…il povero corse felice nascondendo forse per vergogna la faccia.
“Ah si ?” pensò il principe “un nanomarrano in pigiama mi sfida ? Ma non capisce cosa vuol dire il lignaggio ?” Vuol dire avere ragione anche quando si ha torto, questo pensava il principe mentre facile facile depositava in rete partendo da una posizione assolutamente regolare solo “per lignaggio”…il povero pensò fra sé che il lignaggio glielo avrebbe dato in testa volentieri al guardalinee tutto il popolo dei suoi poveri…
Era giunto il momento della lezione, con i marrani ci vuole rigore, detto fatto. I Samurai sono fedelissimi del Principe, veloci e letali, specie quando si confrontano con difensori che si posizionano sulla sottile linea rossa che divide un calciatore vero da uno finto oscillando ora appena sopra ora appena sotto di essa…insomma terzo “difficilissimo” fendente del Principe, altri osanna sul campo e nei microfoni di Sky…il principe è tornato, abbiamo il messìa, lunga vita al principe !
Ed ecco una palla volante, il Principe si voltò pronto ad infierire altrove, sicuro che i suoi giganteschi scudieri avrebbero travolto il povero in pigiamino rosa…macchè ! Maleducato ed arrogante il piccolo povero fregandosene di “sue altezze” entra fra i due spaccando i preziosissimi cristalli di neve con i quali Cesar abbelliva la vetrina della sua porta…
Il Principe non ne poteva più…sentiva aria di rivoluzione, non restava altro che trasformare in diamante lo zircone che un suo paggio gli proponeva ed ecco il giochetto di prestigio spacciato per magìa, il quarto sigillo per gli orgasmi giornalistici di tutte le tv e per i pochi spettatori rimasti…potete andare diceva il principe tanto ormai la lezione è data.
Ma il povero era lì, e lo guardava correre baciando il vestito con i suoi lacchè fingevano di abbracciarlo mentre in realtà si aggrappavano a lui come ad una zattera per evitare il naufragio…
Cos’è il genio…è fantasia, intuizione colpo d’occhio e velocità di esecuzione, guardatelo quel povero correre palla al piede mentre i suoi stracci si mutano in splendidi vestiti d’oro luccicante che abbaglia tutti mentre la palla beffarda e ubbidiente al genio, non al fortunoso rimpallo, supera la linea della gloria regalando al popolo dei poveri una gioia, una vendetta che viene da lontano, e l’orgoglio di una maglia che ha preteso i suoi muscoli ed alla quale ha dato pagine di storia.
Cosa avrà pensato il Principe prima che il povero tirasse la punizione dal limite ? avrà sperato? avrà gufato ?
Ve lo dico io cosa ha fatto….ha fatto il Principe si, ma quello dei ladri !
Il nostro Piccolo Principe lo aspettiamo domenica pomeriggio nello stadio dei poveri….quelli che di gol al principe ed ai suoi scudieri ne hanno rifilati otto !
Poveramente vostro….Tonino

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Luci (e ombre) a San Siro

Alzi la mano chi avrebbe immaginato, osservando prima della gara la neve che scendeva lenta sul campo di San Siro, di assistere ad uno spettacolo come quello che ci ha fatto esultare, imprecare, urlare e gioire ieri sera. Alzi la mano chi avrebbe immaginato che la squadra timida ed impacciata che in tutte le trasferte del girone d’andata aveva segnato la miseria di due gol sarebbe riuscita a farne il doppio nella prima di quello di ritorno. E, per di più, nella tana del serpente nerazzurro. Alzi la mano chi avrebbe previsto che il nostro grande capitano, liberatosi dalla puzzola addormentata sulla capoccia, avrebbe uccellato in azioni di gioco (ed una volta persino di testa) due centrali più alti di lui di quasi venti centimetri su un campo inadatto ai pesi leggeri.

La splendida serata di San Siro ci regala alcune conferme e fornisce alcune novità. Iniziamo dalle prime. Fabrizio Miccoli è un campione di classe assoluta e, quando sta bene, fa la sua “porca figura” anche se gioca su un campo infame e contro difensori di caratura internazionale. La seconda conferma è sull’ingenuità di Munoz che, per l’ennesima volta, dà prova della sua immaturità e della sua inadeguatezza a questi livelli. E non mi riferisco solo alla stupida mezza-trattenuta sul giapponese che ha imparato subito che lingua si parli nel calcio italiano. Ma anche ad un errato avanzamento verso la fine della partita che ha spianato la strada al giapponese stesso sulla sua fascia e che per un pelo non ci è costato la partita. Ed infine, manco a dirlo, la conferma della regola di San Siro. Fateci caso: quando si gioca su quel campo, o di riffe o di raffe, l’aiutino arbitrale alla strisciata di turno non manca mai. Sia che si tratti di una parata di Boateng su punizione di Miccoli o di un rigore per fallo sul portiere o dell’interpretazione della regola del fuorigioco, non si scappa: la partita comincia da 1-0 con gol dell’arbitro. E sul rigore, irritante nella sua stupida indiscutibilità, c’è da chiedersi se lo stesso metro di giudizio si applichi a tutti. Per informazioni, citofonare “Romeo”, quello che l’anno scorso contro la stessa strisciata pretendeva che i nostri venissero crocifissi per concederne uno alla Favorita.

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Fabrizio Miccoli – Leggenda rosanero

La tripletta realizzata ieri sera, questa volta in una gara di hochey su ghiaccio è la seconda in carriera e con la maglia del Palermo di Fabrizio Miccoli.
Grazie a essa, il nostro Capitano entra nella leggenda del Palermo.

In virtù dei tre golo realizzati a dispetto del Principe di San Siro, al secolo Diego Milito, il “Romario del Salento” raggiunge quota 64 gol e scavalca Carlo Radice in vetta alla classifica dei migliori marcatori rosanero di tutti i tempi.
Il dato statistico fa riferimento alle reti siglate in partite ufficiali:
– 59 in campionato
– 4 in Coppa Italia
– 1 in Europa League

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Miccoli, il Principe (e la ranocchia) più Obi (wan kenobi): che favola a San Siro!

Quando Federico Balzaretti a un secondo dalla fine del primo tempo, sulla linea di porta, con un miracolo, buttando la palla in angolo, ha salvato il meritato pareggio dei rosa, allora ho capito che questa era una partita speciale e che forse non l’avremmo persa.

Però, con la stessa evidenza, un’altra cosa si faceva ancora più chiara nella mia mente: il videoregistratore che a settembre scorso avevo acquistato per rivedere con calma le partite del Palermo (cancellandole subito, stizzito, dopo le sue disastrose prestazioni fuori casa), adesso, maledizione, per eccesso di sfiducia l’avevo lasciato al mare.
Già, cosa poteva promettere di buono ai miei occhi una tradizione così negativa alla cosiddetta Scala del calcio? Eppure, avrei  dovuto capirlo che qualcosa di insolito stava accadendo a casa mia, nella serata in cui avevo invitato i miei  amici a vedere insieme l’Inter.
No, non era strano che Francesco, matto per il rugby, non avesse mai sentito parlare di Mantovani, né che Antonio, per una volta accantonando il suo solito ottimismo, accettasse anche di perdere 5 a 3 (“Tanto abbiamo giocato bene!”). Era strano tutto il resto: vi sembra normale stare incollati per due ore allo schermo perché, ad eccezione della fascia di campo sotto la tribuna, non si vedeva la palla? E poi la neve. Nell’intervallo, mentre nei cuori si rinfocolava la speranza, quella schiera compatta di  uomini aspiraneve (o scaldaneve?) che metodicamente liberavano il campo dalla coltre bianca, mi faceva riandare ai favolosi anni sessanta. Sì, perché per quanti non lo sapessero, bisogna pur dire che allora, quando un nubifragio, tra un tempo e l’altro, colpiva la Favorita, c’erano due pesi e due misure. Due, tre uomini al massimo, armati di rastrello, compattavano con la segatura l’area piccola del nostro numero uno, ignorando completamente quella del portiere avversario: che si arrangiasse nel fango, il meschino!
Poi anche il volo nella neve di bordocampo di Obi, dallo strano nome da “Guerre stellari”,  non era un’altra cosa eccezionalmente insolita? Intanto però – a dispetto del Principe – il nostro capitano (autore probabilmente della più grande partita della sua carriera) aveva uccellato la Ranocchia insieme a Giulio Cesare e la favola poteva ancora continuare. Sì, perché, secondo voi, cos’era, se non un sogno, vedere  lui  (che, lo sappiamo, non si può dire alto), bucare ancora la rete di testa in quel modo?

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Ma parla come mangi

Ho già espresso il mio parere negativo sui tre principali sponsor del Palermo. Gli emblemi di un sito di scommesse e di una multinazionale del cibo-spazzatura campeggiano su maglie dal disegno discutibile: ieri la martingala sulle chiappe, oggi i ghirigori che puntano le “maniglie dell’amore”. Per fortuna, le cose stanno cambiando.

E’ di pochi giorni fa la notizia che, a partire dalla prossima stagione e per quattro anni consecutivi, il materiale tecnico sarà fornito al Palermo dalla Puma, lo stesso fornitore della Nazionale Italiana e di quella uruguayana detentore della Copa America. Ecco i passi salienti del comunicato emesso dal Palermo attraverso il sito ufficiale: “L’U.S. Città di Palermo e la Puma, brand leader nel mondo sport-lifestyle, annunciano oggi la firma del contratto di Sponsorizzazione e Licenza di durata quadriennale…… Il nuovo kit da gara dell’U.S. Città di Palermo, sviluppato dal brand, sarà presentato a luglio 2012”.

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